|
05 Dic 2008 - 09:27
|
||||||
![]() |
||||||
Main Menu
DarkSky in Europe![]() Consult English Section: "Dark Sky in Europe" Download the guidelines paper "European Effort to prevent Light Pollution" based on the Lombardy Law number 17 of year 2000 13777-CieloBuio![]() November 2000 - Minor Planet Circulars (13777) Cielobuio = 1998 UV6 Discovered 1998 Oct. 20 by M. Cavagna and A. Testa at Sormano. Motivazione: "...Cielobuio ha giocato un ruolo fondamentale di supporto all''approvazione della legge regionale della Lombardia contro l''inquinamento luminoso, una delle più avanzate del mondo..." |
Da La Stampa - Vivere a RomaL'AZZURRO CHE UCCIDE
Una storia infinita, quella del decoro urbano. Piena di sequel, che tanto vanno di moda. Allo stessa stregua dei neon, veramente troppi, di tanti esercizi commerciali che, come funghi atomici, trasformano con le loro luci azzurrine il centro storico in una succursale di Cartoonia. Avete presente la luce spettrale della sala degli specchi del Luna Park? Ecco, quella. Solo che la stanza del gioco è diventata realtà. Troppo neon fa male al decoro urbano per una semplice questione di décor. «Anche il chiosco storico delle Grattachecche sul Lungotevere, davanti al palazzo di Giustizia ne ha installato uno di neon, di un bel blu perforante che acceca chi s'avvicina e dipinge di blu il povero platano che sta lì davanti. Eh si, il neon, soprattutto azzurro, tira molto, fa molto faro antiaereo» dice Giorgio Muratore, docente di storia dell'architettura. «Del resto - continua Muratore - ogni giorno è una scoperta: basta guardare i cestini dei rifiuti, frutto di un concorso internazionale, per capire che è tutto un problema di conoscenza. Andrebbero cambiati gli amministratori: sono loro che si fanno interpreti del mostruoso. Ha visto i gazebo sulla strada di via Veneto? O quello di piazzale Flaminio? Da brivido. Per non parlare di Campo de' Fiori peggio ormai di via Tuscolana e del centro storico in generale che sembra sempre di più assomigliare agli spazi degli aeroporti. Il futuro di Roma si gioca fuori dal centro: lì è tutto finto rustico e l'elemento storico è diventato stucchevole». «Piace molto il neon forse in ragione del suo aspetto spettrale - aggiunge Renato Nicolini -. Ma in questo siamo vittime del poco gusto dei commercianti a cui però viene praticamente data carta bianca». E allora giù con le gelaterie fantasmatiche, con le pizzerie al taglio con fari da discoteca. «Quello che trovo contraddittorio - spiega Nicolini - è la strana isteria dell'amministrazione comunale che si scatena sulle operazioni di maquillage sulla città storica e poi dà 'licenza d'uccidere'al cattivo gusto in onore del com= mercio. Non vorrei passare per nostalgico ma negli anni '20 le vetrine dei negozi erano la palestra dei grandi architetti di quel periodo. Mario Terenzi, l'autore delle case di via XXI Aprile, Enrico Del Debbio progettista del Foro Olimpico; anche Morpurgo che operò su largo Augusto Imperatore: fecero tutti cose memorabili ormai rintracciabili solo nei libri, a causa del loro carattere effimero. Insomma si esercitavano sulla città facendo dei piccoli gioielli». Certo, anche adesso le firme dell'architettura intervengono ma solo per commissioni di alto livello, laddove l'immagine fa parte del progetto globale e l'estetica è un passaggio fondamentale per il rito dell'acquisto o del benessere (solo alcuni esempi di boutique- scultura: Massimiliano Fuksas per Degli Effetti a Roma; Rem Koolhaas per Prada a New York dove ha ideato uno store che diventa teatro, nel tanto pubblicizzato negozio su Broadway). Ma stiamo volando alto. Nei posti in cui invece l'acquisto si risolve in un transito veloce che unisce tutti, belli e brutti, dalla casalinga all'intellettuale, dall'impiegato al direttore di banca nel consumo mordi e fuggi, dove i sensi vengono annegati dall'urgenza del boccone, la bellezza, allora, sembra non contare più. E diventa una pura formalità da risolvere più o meno brillantemente (questione di allineamento interessante o scadente ai canoni del gusto estetico globalizzato) nei vari ristoranti di design. «La contraddizione storicistica - sostiene Nicolini - fa sì che si tolgano i marciapiedi a Campo de'Fiori in nome di un ritorno alla medievalità della piazza epperò si sopporta la trasformazione della stessa in un shopping-mall a cielo aperto, dove nulla è autentico, dove tutto è copia, tra l'altro di una cultura importata, non nostra. E pensare che negli anni '50 eravamo noi gli artefici del gusto, come 'Vacanze Romane' rispecchiava. L'ultima cosa inaccettabile è la barriera di colonnotti in travertino a piazza Trinità de' Monti. Per dissuadere le macchine, fare un corridoio: il virus della stupidità comunale non si placa». Per cancellare questi inutili inestetismi, basterebbe solo un po' di sana semplicità. O, più praticamente, come suggerisce Alberto Maria Racheli, docente di Restauro a Roma Tre, e autore di un Piano del Colore che il Comune aveva affidato a Roma Tre per la pianificazione delle coloriture dei palazzi da restaurare, basterebbe solo far rispettare le regole. «Esiste una vecchia normativa - spiega Racheli - che risale agli anni '70 e che disciplina tutto questo. Semplicemente, non viene rispettata. Non si esercitano i controlli necessari, col risultato di cadere nel disordine più assoluto. Secondo il vecchio regolamento la luce deve essere indiretta proprio per non creare l'effetto Luna Park e le insegne a bandiera sono vietate. Se poi si vuole proprio scegliere il neon, esiste quello a luce fredda che, comunque, non deve superare l'arco della porta. Ma un aggiornamento di quelle norme sarebbe necessario». Esistono casi abnormi di «fai da te del mostruoso»: «Tra via Mantova e piazza Alessandria è una distesa di insegne non a norma. E pensare che la ristrutturazione della zona l'avevo fatta io» ricorda rattristato lo stesso Racheli. |
| coordinamento per la protezione del cielo notturno |